Blera – Norchia – Vetralla
La tappa più lunga e selvaggia, con la deviazione verso Norchia, la "Petra d'Etruria", e l'arrivo a Vetralla ai piedi dei monti Cimini.
Il racconto del percorso
La sesta tappa attraversa il tratto più solitario della Tuscia viterbese e include la deviazione che nessun camminatore dovrebbe saltare: Norchia, la necropoli rupestre che gli studiosi ottocenteschi chiamarono la Petra d'Etruria. Le tombe a facciata scolpite nella parete di tufo, alte anche dieci metri, si affacciano sulla forra del Biedano in uno scenario che non ha eguali in Italia; accanto sorgono i ruderi del castello medievale e della chiesa di San Pietro, perché Norchia visse e morì due volte. Il cammino prosegue poi tra campi di grano e noccioleti fino a Vetralla, cittadina di impianto medievale lungo l'attuale Cassia, che dell'antica Forum Cassii conserva la memoria nella chiesa romanica di Santa Maria di Forcassi. La giornata è lunga e con pochi punti d'appoggio: va affrontata con preparazione, acqua abbondante e partenza all'alba nei mesi caldi.
Le tombe a facciata di Norchia viste dal fondo della forra, possibilmente nel silenzio del primo mattino.
Nessun punto di rifornimento tra Blera e Vetralla: zaino completo di acqua e cibo per l'intera giornata.
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